Spesso il vocabolo salutismo è associato alla attenzione maniacale per la qualità del cibo, per l’igiene, per rigide regole di vita. Qualsiasi manifestazione del comportamento umano può contenere la parte patologica degli eccessi, ma ciò è un aspetto deteriore di cui si occupano gli specialisti.
Per salutismo si dovrebbe invece considerare una equilibrata ed attenta scelta di risorse alimentari e di modalità comportamentali, atte a preservare la salute individuale.
Nonostante i molti nostri atteggiamenti innaturali, dobbiamo rassegnarci: i nostri corpi sono espressione della natura e quindi con la natura dobbiamo confrontarci per valutare se le nostre scelte rispettano l’armonia naturale, in grado di favorire la conservazione della nostra salute.
Gli alimenti vegetali hanno nella stagionalità il loro elemento esistenziale, che ne condiziona la nascita e lo sviluppo. Nel concetto di stagionalità rientrano tutte le condizioni ambientali ed atmosferiche cui anche tutti noi siamo sottoposti. Il nostro modo di vivere ci pone in modo indiretto a contatto con le condizioni atmosferiche, in quanto quasi sempre protetti all’interno di edifici riscaldati, deumidificati, schermati dalla luce solare e condizionati. Tuttavia le influenze climatiche hanno ancora notevoli riflessi sul benessere di tutte le persone, come purtroppo ben sanno coloro che soffrono di disturbi collegati alle manifestazioni climatiche: i meteoropatici, allergici, asmatici ecc.
L’offerta commerciale mette a nostra disposizione tutto l’anno ogni tipo di prodotto proveniente da altre parti del globo o da coltivazioni che simulano le condizioni tipiche di altri periodi dell’anno.
Il nostro corpo proviene da millenni vissuti nelle stesse condizioni climatiche dei prodotti della terra ed è ovvio che il corpo si sia armonizzato sugli stessi bioritmi di quei prodotti. All’origine non c’era scelta: l’unico modo di mangiare era il consumo dei prodotti della terra nella stagione di produzione. A parte gli alimenti che per loro stessa natura hanno periodi ampi e modalità semplici di conservazione (grano, patate, fagioli, ecc), le tecniche di conservazione erano pressoché inesistenti e spesso circoscritte al grano, in gran parte destinato a riserva per le non infrequenti carestie.
Un primo scrupolo salutista dovrebbe essere quello di consumare prodotti coltivati secondo le loro regole naturali, quindi non in serre o peggio provenienti da altri continenti, perché spesso raccolti prematuramente. Si dovrebbe rinunciare all’eccentricità di un piatto di asparagi in Dicembre, perché la parte naturale del nostro corpo preferisce assimilare i componenti di cavoli, radicchi, castagne, che meglio rispondono alle esigenze di nutrimento nel periodo invernale. Lo stesso nostro gusto, attraverso la sapidità dei prodotti, ci guida nella scelta. Minore è il sapore, minori sono anche i nutrienti.
Discorso analogo, meritano i prodotti surgelati che se raccolti nel giusto periodo di maturazione, conservano molti requisiti organolettici, ma perdono quelli legati alla freschezza del raccolto.
Non trattiamo della carne, pesce, ecc. perché non è cibo per gli umani, ma non possiamo evitare di fare alcune notazioni di massima, considerata la loro grande diffusione nell’alimentazione nella nostra era consumistica.
Vi sono studi comparati riguardanti la fisiologia umana e quella di animali carnivori. Un articolo sintetico ed esaustivo, è presente anche su questo blog, “L’uomo, animale onnivoro o fruttariano?” di Ivana, da cui emergono le tante differenze che ci assegnano fortunatamente tra gli animali non carnivori.
Trascuriamo anche il prioritario scrupolo che ogni vivente responsabile dovrebbe avere riguardo alle atrocità commesse nella produzione delle carni. A questo riguardo le persone hanno un generale atteggiamento di ipocrisia: non vedo, non soffro. Chi ritiene di poter consumare carne, se non è vile, dovrebbe almeno vedere, se non partecipare, la uccisione degli animali di cui si ciba.
Restando sul nostro tema salutista, trovo insopportabile perfino l’idea di nutrirmi con ingredienti che sono stati metabolizzati da un altro corpo animale, a sua volta spesso alimentato in modo innaturale, per di più morto e forse anche un po’ “marcito” nella frollatura.
Un solo esempio: il metabolismo del ferro. Il ferro ematico, proveniente dalla carne, è assimilato direttamente dal nostro corpo, il ferro proveniente da alimenti vegetali deve essere assimilato attraverso il metabolismo congiunto con diversi componenti (es. spinaci per il ferro e limone per la vitamina C).
Sorge spontanea una domanda. Preferite immettere nel vostro metabolismo un fattore nei cui confronti il vostro corpo opera l’assimilazione, senza una sua capacità selettiva, oppure preferite immettere gli ingredienti che il vostro corpo saprà far reagire per l’assimilazione del fattore nutrizionale, nel modo più naturale e congeniale al corpo stesso? Io non ho alcun dubbio: la elaborazione dei miei nutrienti deve avvenire senza il tramite di altro corpo animale, di cui mi troverei ad assumere anche tutte le distorsioni biologiche cui è stato sottoposto nella sua vita. Non mi riferisco solo ai casi eclatanti : mucca pazza, aviaria, febbre suina ecc.. Quei casi rappresentano la punta dell’iceberg, la parte che nessuno è riuscito a sommergere. Ricorderete l’allarme mondiale per il calo dei consumi di pollo a causa dell’aviaria, quindi potete immaginare cosa succederebbe nel caso che tutto il consumo di qualsiasi tipo di carne fosse rifiutato perché dannoso. Non c’è alcun potere politico in grado di gestire le conseguenze di tale crisi, pertanto il consumo di carne continuerà, ad ogni costo. Perfino la “febbre suina” fu accuratamente chiamata più genericamente “influenza A”, per evitare qualsiasi preoccupazione negli acquisti di carne di maiale. I carnivori sono doppiamente protagonisti di questo commercio: prima indiretti aguzzini e poi le vittime. I consumatori di carni pensano di avere diritto di scelta per soddisfare il proprio palato e di aver diritto di starsene tranquilli ignorando gli orrori della filiera delle uccisioni. Sono invece proprio loro gli “scelti”, in quanto condizionati nella scelta, al fine di mantenere l’equilibrio economico di settori, le cui difficoltà avrebbero risvolti sociali destabilizzanti. Potremmo definirli “i forzati della fettina”. Sostanzialmente i carnivori fanno come lo struzzo: mettono la testa sotto la sabbia, per non vedere e non pensare, ma mostrano il sedere e certamente, secondo il costume umano, ognuno fa i comodi propri. La via virtuosa, per uscire dal “cul de sac”, in cui ci siamo messi con i nostri consumi massificati, è la graduale riappropriazione di capacità critiche e la valutazione della nostra personale effettiva convenienza per la salute nelle scelte alimentari. In questa ottica l’impostazione salutistica dei nostri comportamenti è la via maestra da seguire, se non vogliamo continuare a fare da fulcro tra gli interessi di chi vuol continuare a produrre carne e chi continuerà a produrre i farmaci per correggere i guasti alla salute. Un consumatore consapevole avrebbe una potenza enorme nelle proprie mani, per una evoluzione responsabile dei consumi. Solo che quotidianamente egli sceglie un ruolo passivo, di acquiescente masticatore, come un baco da seta messo sulle foglie del gelso, crunch, crunch, crunch, fino alla bollitura finale, contento del fatto che sulla confezione di carne ci sono le etichette che espongono date, luoghi, indirizzi tranquillizzanti. Informazioni che si potrebbero scrivere anche sulle foglie del gelso ma il baco, anche se “tranquillizzato”, sempre bollito finirà.
Se non fossimo così condizionati dal modello consumistico, la proposta di alimentarsi con carne potrebbe emanare solo da un pazzo. Forse la carne potrebbe essere venduta in farmacia, dietro prescrizione medica per coloro che, affetti da qualche malattia, non riuscissero ad assimilare gli ingredienti vegetali. A niente vale l’ipocrita obiezione: “si è sempre fatto così”. Ben diverso era il regime alimentare di alcune generazioni fa; peraltro la storia dei consumi carnei in epoca non consumistica non è pertinente l’argomento di cui stiamo parlando. Allontaniamoci quindi accuratamente dalla scia di “lacrime e sangue” che il consumo di carne sempre comporta, per ritornare alla selezione dei prodotti vegetali.
Basta riprendere il mestolo in mano e cucinare zuppe, minestre, cereali, legumi, sughi con i profumi dei nostri ortaggi mediterranei, insalate di riso e di pasta, e riscopriremo subito piatti sani, semplici, nutrienti dal gusto eccelso. In ogni regione italiana vi sono piatti tradizionali gustosissimi, frutto delle esperienze di generazioni, che fanno rivivere il corpo e lo spirito, privi di carne e di grassi animali. Il meridione è avvantaggiato per le varietà di verdure coltivabili in quasi ogni stagione, con un gusto eccellente grazie al maggiore irraggiamento solare. Peccato che in quelle Regioni non abbiano ancora saputo cogliere questa opportunità per offrire menù vegetariani di attrazione turistica ed anche salutistica. Vi sarebbe un effetto sinergico tra originalità del cibo regionale, gusti naturali ed intensi, genuinità degli ingredienti, con il risultato di piatti esclusivi, senza necessità di brevetto alcuno, perché inarrivabili per gran parte del resto di Europa.
Sono piatti che richiedono tempi lunghi di preparazione, tempi di cui oggi più nessuno dispone? Forse, ma è anche questione di organizzarci e di rinunciare a passare ore davanti alla televisione, spesso ansiogena. Un’ora passata tra i fornelli può essere creativa, rilassante, gratificante, anche coinvolgente nel clima famigliare e sufficiente per preparare il pasto del giorno dopo. Nelle cucine delle nostre nonne quasi ogni sera c’erano i legumi in ammollo, per la minestra o la zuppa del giorno dopo. Certo, se all’ultimo momento si compra la scatoletta di fagioli già cotti, il risultato è in buona parte già pregiudicato, perché il gusto non sarà quello previsto, perché di salutare non vi è più nulla essendo cibi preparati mesi prima ed il costo sarà più elevato. Alcuni piatti, i sughi in particolare, sono perfino migliori se preparati per il giorno dopo. In ogni caso è da evitare l’acquisto di preparazioni complesse già pronte, che restano mesi sugli scaffali o nei banchi dei negozi alimentari, il cui gusto può risultare sorprendentemente, ma anche artificiosamente piacevole.
Vi sono anche vegetali ricchi di colesterolo, in prevalenza frutti esotici tipo avocado, ed anche in questo caso l’effetto di tali grassi è benefico per il nostro organismo e addirittura contrasta e riduce il dannoso colesterolo di origine animale.
Ovviamente non tutto quello che è vegetale è salutistico. Per esempio margarine, grassi e oli vegetali idrogenati sono dannosi, perché ricavati con processi chimici, che producono sostanze non riconoscibili dal nostro corpo. Anche per gli oli, ad eccezione dell’extravergine d’oliva che è spremuto a freddo, l’impiego di solventi chimici è la regola, quindi diffidate.
L’elettricità degli alimenti.
Per approfondire quanto ampia sia la possibilità di migliorare una scelta razionale dei nostri nutrienti, aggiungo una piccola informazione riguardante l’elettricità degli alimenti.
In base agli studi effettuati, il corpo umano ha una sua lievissima tensione elettrica, prodotta dal processo metabolico delle cellule. Questa energia contribuisce a mantenere in equilibrio le funzioni del corpo. Sono state svolte anche indagini quantitative sulle radiazioni emesse dal corpo umano, stabilendo che la soglia fisiologica della salute è a 6500 Angstrom, al di sotto della quale inizia una condizione di malattia.
Il livello delle radiazioni è influenzato anche dal tipo di cibo che viene introdotto nell’organismo, oltre che dagli stili di vita e dall’ambiente in cui si vive.
L’ing. Simoneton (André Simoneton – Radiations des aliments – Le courier de Livres, Paris) suddivise gli alimenti in 4 categorie, in base alle radiazioni:
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alimenti superiori
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alimenti di appoggio
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alimenti inferiori
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alimenti morti
Quasi tutta la frutta e la verdura consumata fresca e ben matura rientra tra gli alimenti superiori, mentre la carne cotta e gran parte dei prodotti animali sono compresi tra gli alimenti inferiori, i prodotti industriali, che hanno subìto un importante processo di trasformazione (vedi margarine), sono tra gli alimenti morti, al pari degli alcoolici.
Il diverso tenore di vibrazioni influenza tutto il metabolismo degli alimenti. Pertanto mangiare una frutta fresca e ben matura, oltre a dare una sensazione immediata di benessere, risulta di facile digestione e di grande importanza per il mantenimento del giusto livello di energia vibrazionale per la conservazione della salute del corpo.
Un approfondimento specifico riguarda i vegetali a foglia. Questo tipo di alimenti ha un elevatissimo contenuto di energia, forse dovuta alla loro maggiore esposizione ai raggi del sole, ed anche le recenti ricerche in campo medico le classificano come cibi protettivi anche contro malattie gravissime.
Se avrete l’energia mentale per approfondire gli argomenti di questa nota, eventualmente trovati interessanti, avrete già fatto un passo avanti per la vostra salute. Ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo.
Marco Ciuti